Apertura nuove sale dell'ala palladiana

29 Gennaio 2016
Gallerie dell'Accademia di Venezia

 Le Gallerie dell’Accademia si arricchiscono di sette nuove sale, allestite nell’ala del convento dei Canonici Lateranensi disegnata da Andrea Palladio, che vanno ad aggiungersi alle cinque aperte alla visita nel maggio dello scorso anno. Si tratta di un ulteriore, importante passo verso la realizzazione dell’ambizioso progetto delle Grandi Gallerie promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Ciò è stato reso possibile grazie al sostegno di Venice International Foundation – Friends of Venice Italy, presiedute da Franca Coin, e di Venice in Peril, Fund London, presieduto da Jonathan Keates, nell’ambito del Programma congiunto UNESCO – Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia.

Per scelta di Giulio Manieri Elia e Roberta Battaglia, che con la neo direttrice Paola Marini hanno ordinato scientificamente il percorso, le sette sale sono state destinate a ospitare i protagonisti dell’arte veneziana e veneta tra Sette e Ottocento. Il nuovo allestimento prende avvio con una sala dedicata agli artisti che, soggiornando a lungo alle corti europee, determinarono l’apertura internazionale della pittura veneziana del Settecento: dalle invenzioni mitologiche di Sebastiano Ricci e di Jacopo Amigoni, ai ritratti di Rosalba Carriera, la più celebre artista veneziana, alle vedute di Canaletto, Bellotto e Guardi. I dipinti, inseriti entro cornici recuperate per l’occasione a seguito di un ampio progetto di restauro, si presentano nelle migliori condizioni conservative essendo stati oggetto di interventi manutentivi.

Le sale successive ripercorrono l’origine delle Gallerie che qui ebbero sede a partire dal 1808 e la cui storia rimase strettamente intrecciata a quella dell’Accademia di Belle Arti fino al 1882, quando avvenne la separazione tra l’istituzione museale e quella accademica con funzioni educative. In una sala sono stati raccolti i dipinti della seconda metà del Settecento facenti parte della prima dotazione patrimoniale dell’Accademia. Si tratta delle pièce de réception presentate dai pittori al momento del loro ingresso nell’istituzione; sono soggetti storico-allegorici e vedute scenografiche. Tra esse spiccano la Prospettiva con portico di Canaletto e l’Annunciazione di Giambattista Pittoni.

Grande attenzione è stata rivolta alle opere di Antonio Canova. Del grande maestro sono qui riunite i bozzetti e i gessi che giunsero entro la prima metà dell’Ottocento, in parte per dono diretto dello stesso artista e in parte per acquisto, specie su impulso di Leopoldo Cicognara, presidente dell’Accademia a partire dal 1808. Si tratta di opere attentamente selezionate per diventare oggetto di studio per gli allievi della classe di scultura.

Alle opere canoviane è riservata la luminosa galleria che si affaccia sul cortile e il celebre Tablino, capolavoro dell’intervento palladiano. In questo affascinante ambiente sono esposti, accanto alla splendida cattedra in stile impero di Leopoldo Cicognara eseguita su disegno di Giuseppe Borsato, alcuni dei gessi più celebri di Canova, in dialogo tra loro e con l’architettura del Palladio. Tra questi il modello originale, facilmente riconoscibile grazie ai punti di repère, per il ritratto dello stesso Cicognara, segno dell’amicizia tra lo studioso e il maestro.

A un grande allievo dell’Accademia veneziana, Francesco Hayez, è dedicata un’intera sala: accanto alle opere giovanili, tra cui spicca il Rinaldo e Armida, verrà esposta, al suo rientro dall’importante esposizione monografica milanese, anche la grandiosa Distruzione del Tempio di Gerusalemme che l’artista volle destinare all’Accademia e che è considerata il suo testamento spirituale.

Il progetto allestitivo condotto da Tobia Scarpa garantisce una continuità formale nell’ambito dell’importante progetto generale di restauro delle Grandi Gallerie dell’Accademia, codiretto da lui e Renata Codello. Tale intervento è stato rivolto a valorizzare lo straordinario patrimonio raccolto in oltre due secoli di storia dell’istituzione accademica veneziana entro i magnifici spazi del convento palladiano, finalmente godibili dal pubblico in via permanente.  

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