JHERONIMUS BOSCH (c. 1450 - 1516) - I dipinti veneziani restaurati

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All’interno di Jheronimus Bosch 500 - il programma internazionale di celebrazioni svoltosi nel 2016 - è stato costituito il BRCP - Bosch Research and Conservation Project, gruppo internazionale di studio che si è avvalso di moderne tecnologie per la conoscenza delle opere di Jheronimus Bosch. Il gruppo di studio è nato da un’iniziativa della Fondazione Jheronimus Bosch 500, del Noordbrabants Museum e dell’Università Radboud di Nijmegen (Paesi Bassi), con il supporto della Queen’s University di Kingston (Ontario, Canada), del Stichting Restauratie Atelier Limburg (SRAL) di Maastricht (Olanda) e dell’Università dell’Arizona, Tucson (Usa).


Nel 2011 un team di specialisti del BRCP provenienti da Olanda, Canada e Stati Uniti in collaborazione con i funzionari delle Gallerie dell’Accademia di Venezia ha iniziato lo studio dei dipinti e la verifica dello stato di conservazione delle opere, da cui è emersa la necessità di un intervento di restauro. Le campagne diagnostiche preliminari sono state eseguite con metodi e tecnologie d’avanguardia: ogni sezione dei dipinti è stata accuratamente osservata in luce visibile sotto microscopio ottico con ingrandimenti successivi, si è poi studiata la restituzione fotografica in fluorescenza ultravioletta, e quindi comparate le riflettografie a infrarossi con le radiografie. L’indagine ha permesso di individuare dettagliatamente la distribuzione e la localizzazione di ritocchi, abrasioni e lacune a carico della pellicola pittorica. Per individuare la metodologia da adottare durante le operazioni di rimozione progressive delle vernici imbrunite, delle patinature di restauro, e delle stratificazioni di altri materiali soprammessi sono stati eseguite numerose indagini microchimiche. Accurati test preliminari hanno permesso di verificare l’efficacia e la sicurezza dei materiali da usare per la pulitura. I risultati del protocollo di intervento messo a punto sono stati sottoposti e approvati da un comitato scientifico internazionale.

GLI INTERVENTI: STATO DI CONSERVAZIONE, PROBLEMATICHE E RISULTATI

I lavori sono stati avviati nel 2013 e sono stati condotti interamente a Venezia nei laboratori della Soprintendenza, alla Misericordia, da un team formato da esperti italiani e olandesi, affiancati da due giovani restauratori selezionati per la formazione.

Trittico di Santa Liberata e Trittico degli Eremiti
Il progetto di restauro del Trittico di Santa Liberata e del Trittico degli Eremiti, coordinato da Maria Chiara Maida e diretto da Matteo Ceriana, ha visto due fasi distinte di lavorazione: il restauro conservativo dei supporti lignei e il restauro della superfice pittorica.

La prima fase (restauro conservativo dei supporti lignei) è stata finanziata dalla Getty Foundation di Los Angeles nell’ambito del progetto Panel Paintings Inititative (PPI) che abbina agli interventi di restauro dei supporti lignei la formazione specialistica di giovani restauratori (“Getty Grant”), in un settore della conservazione in cui gli esperti operanti di alto livello abilitati sono attualmente pochissimi. L’intervento sui supporti è stato condotto da Roberto Saccuman affiancato da due giovani restauratori, un olandese ed un ceco. Entrambe le opere di Bosch avevano subito nel corso del XIX secolo un intervento di parchettatura del supporto ligneo (operazione di restauro che serve a correggere o prevenire l'incurvarsi o il vario deformarsi del supporto), la cui rigidità metteva però ora in serio pericolo la condizione conservativa generale e che è stato necessario rimuovere. Le parchettature sono state sostituite da un sistema di contenimento strutturale elastico che ha anche funzione di cornice.

La seconda fase (restauro della superficie pittorica) è stata eseguita sotto la direzione tecnica di Maria Chiara Maida da Giulio Bono e Luuk Hoogstade ed è stata finanziata dal BRCP - Bosch Research and Conservation Project. Entrambi i trittici presentavano un problematico stato di conservazione, con sollevamenti della pellicola pittorica, strati di vernici brune e alterate che mal celavano vaste abrasioni, lacune e precedenti interventi di restauro: effetti dello stato di degrado che erano il risultato di molteplici fattori quali cattive condizioni ambientali, danni accidentali, invecchiamento della materia costitutiva e danni dovuti ad antichi interventi di restauro (cinque quelli documentati dopo il 1838). Il Trittico di Santa Liberata presentava diffuse lacune e abrasioni, che lasciavano intravedere nei pannelli laterali le figure dei donatori, realizzate in una prima ideazione autografa del dipinto. Il Trittico degli Eremiti, molto compromesso, presentava a sua volta nel pannello centrale emersioni di pentimenti riguardanti la figura di San Girolamo. Inoltre l'area del cielo, pesantemente danneggiata e ridipinta, presentava un'aggiunta non originale, molto disturbante dal punto di vista cromatico.

L’intero processo di pulitura, eseguito sotto microscopio ottico, si è protratto per più di un anno ed ha consentito di riportare in luce la pellicola pittorica originale che, seppur compromessa, ha rivelato colori vividi e brillanti. La fase di presentazione estetica è stata allo stesso modo lunga e complessa. Il restauro pittorico è stato eseguito riducendo il disturbo visivo delle lacune e delle abrasioni della superficie dipinta. La tecnica usata ha permesso la ricomposizione progressiva delle parti mancanti strato per strato dalla preparazione verso la superficie. Il grado di integrazione dell’immagine è il risultato della valutazione e della discussione collegiale con le direzioni dei lavori sia prima che dopo l’esecuzione. Il restauro pittorico ha permesso di recuperare una migliore lettura dei diversi piani di profondità dei paesaggi e della luce di cui sono pervasi. Si sono ottenuti risultati anche nella lettura degli innumerevoli dettagli che sono a poco a poco ritornati ad animare le scene, riemergendo in molti casi da una precedente condizione di difficile comprensibilità.

Visioni dell’Aldilà
Il restauro dei quattro pannelli lignei delle Visioni dell’Aldilà, sottoposti a un intervento sulla superficie pittorica nel 2008, ha interessato invece il recupero pittorico dei “finti marmi” realizzati sul retro dei dipinti: considerati a lungo un’aggiunta posteriore non originale, grazie al restauro si sono rivelati essere uno dei rari esempi di questa originalissima stesura di Bosch giunta fino a noi (caratterizzata da una tecnica di “dripping paint” ante litteram) e quindi di particolare importanza, oltre che inedita al pubblico.

Direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia - promotore della mostra: Paola Marini 
Coordinatori: Maria Chiara Maida (Direttore laboratorio di restauro dipinti della Misericordia), Matthijs Ilsink (storico dell’arte)
Direttore dei lavori: Matteo Ceriana Restauro pittorico - Progetto BRCP 

Restauratori: Maria Chiara Maida (Direttore tecnico), Giulio Bono, Luuk Hoogstede
Collaboratori: Erika Bianchini, Silvia Bonifacio, Barbara Bragato, Anna Brunetto, Sara Menon
Restauro strutturale dei retri - Getty Foundation, Progetto PPI Restauratori: Roberto Saccuman
Tirocinanti: Luuk Hoogstede, Adam Pokorny
Collaboratori: Francesca Bartolomeoli, Paola Zangirolami
Restauro dei fronti dipinti con le scene delle Visioni dell’Aldilà - 2008: Alfeo Michieletto
Diagnostica: Ornella Salvadori (Direttore Laboratorio scientifico della Misericordia), Enrico Fiorin, Davide Bussolari, Thierry Radelet, Dino Zanella, Laura Baratin (Università di Urbino), Armida Sodo e Annalaura Casanova Municchia (Università degli Studi Roma Tre)
Riprese fotografiche: Claudio Franzini, Matteo de Fina
Traduzioni: Thomas Charles Nelson
Ricercatori Bosch Research and Conservation Project: Matthijs Ilsink (storico dell’arte, coordinatore); Jos Koldeweij (storico dell’arte, presidente della commissione accademica); Ron Spronk (storico dell’arte, tecnico); Luuk Hoogstede (storico dell’arte, restauratore); Rik Klein Gotink (fotografie); Robert G. Erdmann (elaborazione delle immagini), Hanneke Nap (storico dell’arte), Daan Veldhuizen (storico dell’arte)