Pietà

Pietà

Tiziano Vecellio

Autore
Tiziano Vecellio
Pieve di Cadore, 1480/85 - Venezia, 1576
Titolo
Pietà
Catalogo
400
Datazione
1575-1576
Supporto
Tela, cm 353 x 347
Provenienza
Venezia, Santa Maria Gloriosa dei Frari; chiesa di Sant’Angelo ; al museo dal 1814
Sala
Sala XI

Il dipinto venne realizzato da Tiziano per la cappella del Cristo nella chiesa dei Frari in cambio della concessione di venirvi sepolto. Fallite le trattative, l'opera venne riportata nella bottega per poi trovare, presumibilmente nella prima metà del Seicento, una nuova collocazione nella chiesa di Sant'Angelo a Venezia, da dove giunse alle Gallerie. Il significato dell'opera, concepita per una sepoltura, è incentrato sui temi della morte, del sacrificio eucaristico e della Resurrezione, cui alludono numerosi elementi simbolici. Nel catino absidale mosaicato, un pellicano si lacera il petto con il becco per nutrire col proprio sangue i suoi piccoli, simbolo del sacrificio di Cristo e della Resurrezione. Sopra i due basamenti con teste leonine si ergono le statue di Mosè (a sinistra) e della Sibilla Ellespontica (a destra), i cui nomi sono iscritti sui basamenti. All'interno della nicchia, stilisticamente ispirata alle architetture di Giulio Romano e Sebastiano Serlio, la Vergine regge il corpo senza vita del figlio mentre Maria Maddalena grida al mondo il suo dolore per il tragico evento. Come Michelangelo, Tiziano raffigura se stesso nella Pietà destinata alla sua sepoltura: egli è il vecchio prostrato dinanzi alla Vergine, tradizionalmente identificato in Nicodemo o Giuseppe d'Arimatea. La tecnica pittorica è quella tipica delle sue ultime opere ed è caratterizzata da colori cupi stesi con pennellate ricche e veloci, vibranti di luce. Nel corso del 1576, durante l'infuriare della peste, l'artista trasformò l'opera in un grande ex-voto contro l'epidemia, come mostra la tavoletta a destra della composizione. La morte, tuttavia, colse Tiziano proprio il 27 agosto di quell'anno ed il definitivo completamento dell'opera fu attuato da Jacopo Palma il Giovane, come dice la scritta in basso al centro: “Quod Titianus inchoatum reliquit / Palma reventer absolvit deoq dicavit opus” (ciò che Tiziano lasciò incompiuto, Palma con reverenza portò a termine e dedicò a Dio l'opera). L'intervento di Palma è comunque limitato all'angelo con la fiaccola, dipinto sopra un precedente putto lasciato incompiuto dal Vecellio, alla scritta e ad alcune velature tendenti a mimetizzare i vari innesti.