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Il dipinto faceva parte di un ciclo sulla Redenzione realizzato da Paolo Veronese e dalla sua bottega verso la fine degli anni Settanta del XVI secolo nella chiesa di San Nicolò della Lattuga, dove era collocato sul lato meridionale della navata. La tela appartiene a uno dei cicli più importanti della maturità di Paolo Veronese in collaborazione con il fratello Benedetto Caliari e la bottega, insieme a Paolo Fiammingo e a Palma il Giovane. 

La scena, descritta nel Vangelo di Matteo, rappresenta il momento in cui Cristo è condotto davanti a Ponzio Pilato per essere processato. Gesù viene raffigurato legato, circondato dai soldati che lo trascinano per farlo avanzare, mentre dietro di lui si apre il corteo dei suoi accusatori, i “gran sacerdoti e anziani” citati nel testo evangelico.

Sul primo gradino della scalinata la scritta biblica tratta dal libro di Isaia ''SICUT OVIS AD OCCISIONEM DUCTUS EST'' (“così egli come una pecora fu condotto al macello”) allude sia alla conclusione dell'evento – la condanna di Gesù - sia all'atteggiamento di remissione mostrato da Cristo. Egli è infatti rappresentato a capo chino, mentre Pilato lo scruta dall'alto del suo seggio. Accanto a Pilato vi è la moglie, Claudia Procula, che cerca di distoglierlo dall'occuparsi di Gesù, in seguito a sogni premonitori. Anche qui il pittore fa affidamento al testo evangelico, che infatti racconta: Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: “Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua” (Mt 27, 19).

Altro dettaglio di fondamentale importanza, inserito in primo piano nell'angolo sinistro, è quello della lancia e della lanterna. I due oggetti, che attraggono lo sguardo dell'osservatore al di fuori della scena principale, alludono al momento precedente l'episodio in questione, ossia la cattura di Cristo nell'orto degli ulivi.