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Restauro trasparente della Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini 

 

Il restauro della Pala di San Giobbe si apre allo sguardo del pubblico: le Gallerie dell’Accademia di Venezia avviano il restauro conservativo in trasparenza della Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini, uno dei capolavori del Rinascimento veneziano. L’obiettivo? Restituire all’opera la sua bellezza originale e permettere a tutti di riscoprirne i dettagli.

Per la prima volta l’intervento sarà realizzato in museo e sotto gli occhi dei visitatori: un cantiere aperto al pubblico che consentirà di seguire da vicino tutte le fasi della conservazione di questo capolavoro.

 

L'opera

Dipinta tra il 1478 e la fine degli anni Ottanta del Quattrocento per la chiesa veneziana di San Giobbe, la pala Madonna col Bambino in trono, angeli musicanti e i santi Francesco, Giovanni Battista, Giobbe, Domenico, Sebastiano e Ludovico da Tolosa (detta Pala di San Giobbe) rappresenta una svolta decisiva nell'evoluzione della pala d'altare veneziana. Bellini supera la tradizionale struttura a polittico e concepisce uno spazio unitario: un’abside illusionistica coperta da una volta a cassettoni entro cui i protagonisti sono riuniti in una sospensione meditativa fuori dal tempo. 

 

Dettaglio in bianco e nero della Pala di San Giobbe

 

 

Un restauro aperto a tutti 

Per la prima volta, l’intervento prende forma direttamente nella sala espositiva, dove è stato allestito un laboratorio temporaneo progettato per ospitare il lavoro dei restauratori senza interrompere il percorso di visita. Qui si svolgono tutte le fasi del restauro: dalle operazioni sul supporto ligneo a quelle sulla pellicola pittorica, insieme alle attività di documentazione che accompagnano ogni intervento.

I visitatori possono osservare il lavoro in corso e avvicinarsi a un’attività tanto fondamentale quanto spesso invisibile. Il restauro, solitamente svolto in ambienti separati e riservati, si rivela nella sua complessità e delicatezza, diventando parte integrante dell’esperienza di visita ma anche occasione di scoperta e conoscenza condivisa.

 

© Joan Porcel

L'intervento

Il restauro nasce dall’esigenza di affrontare le criticità conservative emerse nel tempo, in gran parte determinate dal supporto ligneo. La struttura del legno, per le sue caratteristiche e per le vicende conservative dell’opera, ha subito un progressivo indebolimento, che ha finito per influire anche sulla stabilità della pellicola pittorica.

L’intervento riguarda l’intero dipinto e si basa su un’attenta fase di studio. L’obiettivo è ridurre le tensioni dovute sia agli interventi strutturali pregressi sia ai naturali processi di invecchiamento.

Il restauro agirà in modo coerente e coordinato sul supporto ligneo e sulla pellicola pittorica, nel rispetto dei materiali originali e della leggibilità dell’opera, con l’obiettivo di recuperare elementi autentici del dipinto alterati o travisati nel corso delle vicende storiche e di garantire la migliore conservazione possibile nel tempo. 

 

Tecnica esecutiva e studio dell’opera 

La pala è realizzata in tredici assi orizzontali di pioppo, incollate a filo e fissate con perni in legno: le prime cinque nella parte inferiore sono di qualità migliore, mentre quelle superiori risultano più modeste.

Durante il restauro, il dipinto è stato studiato attraverso diverse analisi diagnostiche, anche grazie a campioni già raccolti in passato. Queste indagini hanno permesso di osservare da vicino i materiali e la tecnica utilizzata.

Sotto la superficie dipinta si trovano strati preparatori a base di gesso e colla, seguito da una sottile imprimitura chiara a base di biacca. La figurazione è realizzata con una tavolozza ricca dove i colori sono realizzati con pigmenti anche molto preziosi, tipici dell’epoca. La tecnica di Giovanni Bellini appare semplice e lineare, con poche pennellate costituite da non più di tre pigmenti in miscela. 

Le indagini hanno inoltre rivelato dettagli nascosti come il disegno preparatorio e le tracce di restauri precedenti, aiutando a comprendere meglio la storia e la realizzazione dell’opera.

 

Vicende conservative 

Nel corso della sua storia, la Pala di San Giobbe è stata interessata da numerosi interventi conservativi, a partire dalla rimozione dalla chiesa veneziana all’inizio del XIX secolo e dal successivo trasferimento alle Gallerie dell’Accademia. 

Tra Ottocento e Novecento si sono susseguiti restauri, interventi strutturali e trattamenti di disinfestazione, finalizzati a contrastare problematiche ricorrenti legate alla stabilità del supporto ligneo e della pellicola pittorica. Alcune soluzioni adottate in passato, pur rispondendo alle esigenze del momento, hanno nel tempo generato nuove tensioni e criticità, rendendo oggi necessario un ripensamento complessivo delle modalità di intervento. 

Per approfondire le vicende conservative, visita la pagina dell'opera.

 

I sostenitori del progetto 

Il restauro della Pala di San Giobbe nasce grazie alla collaborazione con Venetian Heritage, organizzazione internazionale non profit attiva dal 1999 nella tutela e valorizzazione del patrimonio artistico veneto che sostiene restauri, mostre, pubblicazioni e studi, con l’obiettivo di far conoscere al mondo i capolavori della Serenissima, in Italia e nei territori che ne facevano parte.

Dal 2015 la stretta collaborazione tra le Gallerie dell’Accademia e Venetian Heritage ha permesso realizzare diversi progetti e di portare alla luce molte opere straordinarie: il recupero del Soffitto vasariano, il restauro de L'Indovina di Giovanni Battista Piazzetta ma anche l’allestimento dei Saloni Selva-Lazzari, un ampio spazio espositivo dedicato alla pittura del Seicento e Settecento che ospita capolavori restaurati per l’occasione, come Il Castigo dei serpenti di Giambattista Tiepolo, la Deposizione di Cristo dalla Croce di Luca Giordano e la vivace tela di Gianantonio Guardi Erminia e Vafrino scoprono Tancredi ferito

Oggi il percorso di valorizzazione del patrimonio del museo prosegue con un intervento di grande rilievo: il complesso restauro della Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini, reso possibile grazie al generoso sostegno di Roger Thomas, consigliere di amministrazione di Fondazione Venetian Heritage, e di Arthur Libera.  

© Matteo Panciera