Daniele nella fossa dei leoni

Berettini Pietro Detto Pietro Da Cortona

Daniele nella fossa dei leoni

La pala proviene dalla perduta chiesa di San Daniele, nel sestiere di Castello, ed è l’unica opera di Pietro da Cortona, grande protagonista della stagione pittorica del barocco romano (e non solo), presente a Venezia. Pur profondamente influenzato dalla grande pittura del Cinquecento veneziano, di Veronese in particolare, e pur compiendo diversi soggiorni in laguna Pietro da Cortona non ebbe grandi occasioni di lavorare per la Serenissima. Non mancarono, tuttavia, contatti indiretti dei pittori locali con la sua opera, mediati dagli allievi Giovanni Coli e Filippo Gherardi, attivi a Venezia nella biblioteca del convento di San Giorgio o attraverso il romano “cortonesco” Girolamo Pellegrini, in città già dalla fine degli anni Quaranta del Seicento. La committente dell’opera è solitamente identificata nella priora del convento di San Daniele, Foscarina Diedo (1656-1657) e l’esecuzione della pala compresa tra la data del suo priorato (1656-1657) e il termine dei lavori per l’altare marmoreo disegnato da Baldassarre Longhena (1663). Più di recente è stato proposto che la committente sia Zillia Widmann, cui per prima fu assegnato il titolo di badessa nel 1658, sorella del cardinal Cristoforo, titolare della chiesa di San Marco a Roma, fatta restaurare negli anni immediatamente precedenti dal cardinal Sagredo con la supervisione proprio di Pietro da Cortona. L’opera ebbe un immediato successo, confermato dalla prima menzione nelle Ricche minere di Marco Boschini (1664), dalle incisioni e dalle diverse copie che ne furono tratte. La stesura pittorica è molto rapida, talvolta connotata da improvvisi ripensamenti in corso d’opera. Cromaticamente la grande tela è bipartita, in basso i toni sono prevalentemente spenti e la figurazione sfrutta ampie zone di preparazione bruna, ad esempio nei leoni, nella pavimentazione e nel fondale roccioso-tufaceo. Su queste campiture neutre spicca la massa in movimento del bellissimo panneggio di Daniele, di intensissimo lapislazzulo. La parte alta è invece dominata da tonalità chiare, che si aprono sul diafano squarcio di paradiso da cui spicca la figura di Dio Padre in una gloria di angeli. Il recente restauro (2018), oltre a ripristinare l’assoluta qualità pittorica e la corretta lettura dei piani, soprattutto in profondità, ha individuato locali adattamenti della tela, decurtazioni e aggiunte, evidentemente funzionali al suo inserimento nell’edicola marmorea.

Dettagli opera

Daniele nella fossa dei leoni
Daniele nella fossa dei leoni