
- Autore: Tiziano Vecellio
- Titolo: La presentazione della Vergine al Tempio con i confratelli della Scuola Grande della Carità
- Stato: Esposta
- Catalogo: 626
- Supporto:Tela, cm 335 x 775
- Provenienza: Realizzato appositamente per questa sala, 1534 - 1538
- Sala: Sala XXIV
Tiziano Vecellio
La presentazione della Vergine al Tempio con i confratelli della Scuola Grande della Carità
La grande tela, destinata a decorare la Sala dell’Albergo della Scuola Grande di Santa Maria della Carità, fu commissionata il 21 agosto 1534 a Tiziano che la consegnò il 6 marzo 1538. Assolutamente straordinario è il fatto che il dipinto si ammiri ancor oggi nella collocazione cui era originariamente destinato, poiché i locali della scuola, appartenenti al complesso architettonico in cui venne trasferita l’Accademia di Belle Arti all’inizio dell’Ottocento, fanno parte del percorso di visita del museo. La parte inferiore della tela è sagomata attorno all’apertura di due porte, di cui una (quella a destra per chi la osserva) era già esistente al tempo della sua esecuzione, tant’è che Tiziano ideò la soluzione di riquadrarla di conci dipinti, l’altra venne aperta successivamente, quand’era ancora in vita il pittore (1572), cosa che comportò l’asportazione di una porzione dipinta.Vi è illustrato l’episodio narrato da Jacopo da Varagine nella Leggenda Aurea: all’età di soli tre anni, la Vergine venne condotta al tempio dai genitori Gioacchino ed Anna, dove sarebbe rimasta fino ai 14 anni. Salì da sola i 15 gradini della scalinata di accesso al luogo sacro, recitando i 15 Salmi, dimostrando la volontà di consegnarsi al Signore.L’impaginazione è grandiosa, studiata al fine di dare solennità alla cerimonia che si si snoda sul primo piano, lungo l’ampia estensione del dipinto: la figura della fanciulla, circonfusa di raggi luminosi, allusivi alla sua immacolatezza, è ritratta in atto di salire l’imponente scalinata. A darle maggior risalto è il grandioso fondale architettonico, ispirato al nuovo linguaggio classicista adottato dall’architetto e scultore toscano Jacopo Sansovino nel rinnovamento urbanistico promosso in quegli anni dal doge Andrea Gritti. La straordinaria capacità del pittore di osservare la realtà umana e restituirla con grande naturalezza si apprezza nella ricchezza di notazioni vivaci con cui descrive il comportamento di coloro che assistono alla cerimonia.
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