
- Autore: Giovanni Mansueti - Venezia, documentato dal 1485 - morto tra il settembre 1526 e il marzo 1527
- Titolo: Miracolo della reliquia della Croce in campo San Lio
- Stato: Esposta
- Catalogo: 564
- Supporto:Tela, cm 322 x 463
- Provenienza: Acquisizione a seguito delle soppressioni napoleoniche, 1820
- Sala: Sala XX
- Datazione: 1496 circa
Giovanni Mansueti
Miracolo della reliquia della Croce in campo San Lio
La tela fa parte del Ciclo della Croce che ornava le pareti di una sala, nella scuola di san Giovanni Evangelista, in cui si conservava una importante reliquia della Santa Croce, un tempo posseduta dal patriarca di Costantinopoli, che era stata donata alla scuola nel 1369 da Filippo de Mezières, gran cancelliere del regno di Cipro. Il ciclo fu realizzato, nell’arco di circa un decennio a partire dalla metà degli anni Novanta del Quattrocento, da un gruppo di artisti – Lazzaro Bastiani, Vittore Carpaccio, Giovanni Mansueti, Benedetto Diana – e Gentile Bellini, autore di tre tele, riconosciuto il più importante pittore narrativo del tempo. Gli episodi che illustrano i miracoli compiuti dalla reliquia della croce sono stati decifrati grazie al supporto offerto da un opuscolo sui Miracoli della Croce Santissima scritto nel 1590 dal Guardian grande della scuola, Giacomo de Melzi, che consente di conoscere gli autori, i fatti narrati e le date di esecuzione dei teleri. Il dato maggiormente caratterizzante il ciclo è l’ambientazione dei miracoli nel contesto di luoghi cittadini molto rappresentativi (piazza San Marco, il ponte di Rialto) o attinenti alla sede della scuola secondo un’efficace strategia di comunicazione volta a rendere più credibile il reale svolgimento dei miracoli attraverso una precisa e accurata illustrazione dei luoghi in cui essi hanno luogo.9
In questa tela realizzata da Mansueti viene raffigurato un miracolo occorso nell’occasione del funerale di un confratello dissoluto e poco devoto, avvenuto tra il 1372 e 1380: la reliquia della Santa Croce si rifiuta di accompagnare il defunto, divenendo molto pesante e quasi intrasportabile, fintantoché non sopraggiunge il parroco di San Lio a reggerla. Il cartiglio tenuto in mano da un astante sulla sinistra, riconosciuto come un autoritratto, recita “bellini disc[i]p[u]li” a sancire la prestigiosa discendenza artistica di Mansueti, ben riconoscibile nell’organizzazione spaziale della scena caratterizzata da un corteo che sfila entro uno spazio cittadino delimitato da quinte architettoniche attentamente descritte.
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