Progetto Rialto. Le lezioni della storia

Conferenze online

a cura di
Associazione Progetto Rialto

con la collaborazione delle
Gallerie dell'Accademia di Venezia

Riprende il ciclo di conferenze Progetto Rialto. Le lezioni della storia, a cura dell’Associazione Progetto Rialto con la collaborazione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia

Il mercato di Rialto ha più di mille anni di storia. Le origini della città raccontate dalle antiche cronache si confondono con quelle del mercato. Eppure, oggi le vicende del commercio e dell’industria veneziani (merci, imprenditori, navi, rotte, istituzioni), riassunte efficacemente nel dipinto con il Miracolo della croce di Vettor Carpaccio, sono poco conosciute dai molti visitatori che frequentano la città e perfino dai suoi cittadini. 

Al di là del mito, il ciclo di lezioni intende narrare la storia materiale dei luoghi, degli edifici mercantili, la geografia dei traffici e dei banchieri, la produzione di gioielli e tessuti, lo scambio di pietre preziose, di spezie, di beni e di conoscenze tecniche.  In definitiva, si propone di far conoscere il ruolo e l’importanza che l’insula realtina ha assunto nei secoli per Venezia e per le sue relazioni con il mondo intero, e si proverà a riflettere su che cosa può essere oggi un importante mercato storico in una città turistica.

Ciclo di conferenze online
ore 18

MODALITA’ DI SVOLGIMENTO

Le conferenze si terranno sulla piattaforma Zoom.
Per registrarsi e ricevere le chiavi di accesso (fino a esaurimento posti), scrivere a: [email protected]

Le conferenze saranno inoltre trasmesse in diretta sulla pagina Facebook delle Gallerie dell'Accademia e si potranno rivedere nel sito del museo e sul canale YouTube dell'Associazione Progetto Rialto.

CALENDARIO DEGLI APPUNTAMENTI

Lunedì 30 novembre 2020

Luca Molà
Le arti del lusso a Venezia. Produzione, imitazione, innovazione

Tra il tardo Medioevo e la prima età moderna Venezia non fu solo la principale piazza commerciale europea per i traffici tra Oriente e Occidente, ma anche una grande città manifatturiera. I prodotti delle sue industrie tessili, del vetro, dei gioielli, del sapone, dei profumi e l’enorme varietà di oggetti di lusso che uscivano dalle botteghe veneziane furono richiesti per secoli dalle corti e dalle élites in Europa, in Asia, in Africa e infine anche nelle Americhe. Venezia cominciò la sua ascesa industriale con l’imitazione dei prodotti orientali, ma ben presto sviluppò un’ampia gamma di manufatti che avevano come caratteristica la costante innovazione nella qualità e nel design e che, grazie anche alla concessione di numerosi brevetti, la trasformarono nel maggior centro globale per l’innovazione tecnica applicata alla cultura materiale.

lunedì 14 dicembre 2020

Anna Bellavitis
Un maiale a Carnevale o un marito per la vita? Donne lavoro economia a Venezia

L’alternativa, ironica e paradossale, proposta alle donne dalla scrittrice veneziana Moderata Fonte (1555-1592), si riferisce al problema della dote che le giovani spose dovevano portare al momento del matrimonio e la cui gestione spettava al marito. La conferenza presenterà le possibilità che le donne veneziane avevano di gestire i propri beni, ma anche il loro ruolo nelle attività economiche e produttive, in una prospettiva di lungo periodo. 

lunedì 11 gennaio 2021

Luciano Pezzolo
Un mondo di spezie. Venezia e i prodotti esotici

La funzione di intermediazione negli scambi tra Oriente e Occidente, come è noto, fece la fortuna dei veneziani. Un sistema complesso collegava le lontane aree di produzione delle spezie e i mercati europei. Venezia assunse progressivamente un ruolo centrale nel Mediterraneo Orientale per la loro redistribuzione; tale ruolo, tuttavia, sembrò essere messo in crisi nel XVI secolo dai portoghesi, che erano riusciti a costituire un collegamento diretto tra l’Oceano Indiano e l’Europa. Nonostante la forte concorrenza, comunque, i Veneziani mantennero una cospicua quota di mercato. La vera crisi del mercato delle spezie fu determinata dagli inglesi e dagli olandesi, che a partire dal secondo quarto del XVII secolo monopolizzarono i traffici con l’Oriente. Nello stesso momento il gusto degli europei stava cambiando, abbandonando le tradizionali spezie per avvicinarsi invece a nuovi prodotti, il caffè, la cioccolata e il the. In questo contesto, sebbene il ruolo di Venezia fosse divenuto periferico, la città divenne un importante centro di consumo.

lunedì 25 gennaio 2021

Ludovica Galeazzo
Le isole della laguna come fonte di approvvigionamento alimentare e idrico dell’intera città

Sin dal tardo medioevo il pugno di terre che emerge dalle acque placide della laguna accolse e fornì riparo a numerose comunità religiose. Ancora oggi isole come Sant’Erasmo o le Vignole riforniscono quotidianamente il mercato realtino di frutta e ortaggi freschi, mentre oltre le alte mura di alcuni antichi chiostri monastici si celano impensabili spazi verdi destinati prevalentemente a vigneti. Se però quel che rimane ora non sono che brani sparuti di una ruralità destinata lentamente a scomparire, in età moderna le terre lagunari rappresentarono i cardini di una ben più estesa rete di circolazione di prodotti alimentari e merci. Per secoli esse furono gli unici bacini di alimentazione di una capitale che, sebbene celebrata dai viaggiatori stranieri come la «più abundante citade», era quasi totalmente priva di terreni coltivabili e di spazi agricoli. Le pagine delle descrizioni cinque-seicentesche dedicate alle colture praticate nelle isole sono un sorprendente tripudio di colori, di odori e di sapori.

lunedì  8 febbraio 2021

Elena Svalduz
Rialto nelle rappresentazioni cartografiche

A partire dalla celebre Venetie MD di Jacopo de’ Barbari, la storia dell’insula di Rialto sarà letta attraverso le sue rappresentazioni sia a scala urbana che circoscritta ai luoghi di mercato, di scambio e alle sedi delle magistrature. Saranno proposte immagini legate a funzioni specifiche, finalizzate alla conoscenza e alla manutenzione dei luoghi come presupposto di buona amministrazione, piuttosto che alla celebrazione della ricchezza e della centralità della mitica insula. Se la cartografia può essere considerata uno degli strumenti più interessanti di disvelamento dei luoghi, fino ad essere vista come una particolare declinazione della storia della città, non saranno trascurati aspetti relativi ai diversi linguaggi o ai modi di rappresentare come risultato di scelte culturali, codici figurativi, capacità tecniche e finalità pratiche oggetto del singolo documento cartografico.

lunedì 22 febbraio 2021

Mauro Bondioli
Iddio la salvi. Archeologia e commercio marittimo veneziano nel Rinascimento

Dopo una breve introduzione riguardo alla composizione quantitativa e qualitativa della flotta mercantile veneziana e alle principali tipologie di merci oggetto degli scambi commerciali marittimi della seconda metà del Cinquecento, l’intervento si focalizzerà sul caso del relitto della nave Gagliana grossa da 1200 botti, naufragata nelle acque antistanti Zaravecchia alla fine di ottobre del 1583. Prendendo spunto da questo esempio, si illustreranno al pubblico le potenzialità del dialogo tra le fonti storiche e le fonti archeologiche, nella prospettiva dello studio della cultura materiale. Il racconto poi delle vicende di alcuni dei personaggi in qualche modo legati alla storia della nave, dal momento della sua costruzione fino al suo naufragio, tenterà di definire quegli aspetti più intimi e privati che tanto contribuiscono alla nostra conoscenza della complessa società veneziana del tardo Rinascimento.

lunedì 8 marzo 2021

Gian Maria Varanini
Il mercato realtino: una risorsa o un ostacolo per i manufatti della Terraferma?

I rapporti commerciali tra Venezia e le città dell’entroterra veneto e lombardo risalgono, come si sa, ai secoli centrali del medioevo, e si organizzarono a lungo secondo il sistema dei patti; e per certi versi questo sistema si mantenne anche nel Quattrocento, dopo la creazione dello ‘stato’ di Terraferma, grazie alla finzione (che è finzione fino a un certo punto) delle dedizioni. Questa ambiguità istituzionale cela la grande complessità della situazione economica che si viene a creare, nel corso del Quattrocento, quando le grandi città di Terraferma (in particolare Verona e Brescia, ma anche Padova e Vicenza) mantengono in efficienza, e anzi sviluppano e diversificano, la loro economia manifatturiera e commerciale (nel tessile, nel metallurgico, nei prodotti di lusso, nella prima trasformazione o nello smercio delle risorse alpine (legname, formaccio, ecc.)). Certamente non si sviluppa, nella Terraferma quattrocentesca, un ‘mercato regionale’. Ma si determina una situazione molto complessa e varia, che la storiografia ha variamente approfondito dalle prospettive locali, e che merita un tentativo di bilancio e di racconto d’insieme. Questo è l’assunto della lezione.

lunedì 22 marzo 2021

Gianmario Guidarelli
Le chiese dell’insula di Rialto

Le chiese dell’insula di Rialto erano tre, tutte di piccole dimensioni. La prima, San Giacometto, dedicata al protettore degli ‘erranti’, non è mai stata un centro parrocchiale; era invece strettamente legata al mercato, alle botteghe, ai banchi di scritta e successivamente al banco giro, cioè al vero e proprio centro dello scambio e degli affari internazionali. Probabilmente la sua erezione è molto  più recente di quanto dica una lapide al suo interno, che ne colloca la fondazione il 25 marzo del 421, giorno leggendario della di Venere, dell’Annunciazione della Vergine, dell’Immacolata Concezione e della iniziale costruzione proprio nell’isola di Rialto della stessa città di Venezia. La sua planimetria è a croce greca; murata all’esterno dell’abside sta la raccomandazione di rispettare giustizia ed equità nelle attività dello scambio e della mercatura. La seconda, San Giovanni Elemosinario, dedicata al patriarca di Alessandria d’Egitto conosciuto per essere dedito alla carità, posta sotto il diretto patronato del Doge, stretta fra proprietà contermini, ha l’accesso posto lungo la Ruga Vecchia dell’isola. E’ stata anche sede del “ginnasio”, con insegnamenti di logica, matematica, filosofia e teologia. Colpita duramente dall’incendio del 1514 è stata interamente ricostruita negli anni immediatamente successivi da Antonio Abbondi detto lo Scarpagnino, che ha ridisegnato per questo anche il Campo di Rialto Novo. Il suo campanile, salvatosi miracolosamente dal fuoco, è quattrocentesco; per secoli ha scandito non solo metaforicamente il tempo del mercato. La terza, San Matteo dedicata all’apostolo, era stata costruita in un terreno di di proprietà di Leonardo Coronario e da lui stesso consegnato al patriarca di Grado Enrico Dandolo. Diversamente dalle altre due essa aveva carattere  parrocchiale, essendo circondata da abitazioni. Come le precedenti fu consacrata da papa Alessandro VII nel 1177. Non lontana dalla Beccheria, per secoli la sua manutenzione e anche lavori di restauro furono garantiti dall’arte dei macellai (l’arte dei becheri). Chiusa al culto nel 1807, oggi è scomparsa; ne rimane traccia solo in alcuni toponimi.

lunedì 3 maggio 2021

Giulio Manieri Elia
Restauro "Miracolo della reliquia della croce al ponte di Rialto"

lunedì 24 maggio 2021

Gabriele Matino
In visceribus urbis. Carpaccio, Rialto e il Mito di Venezia

GLI APPUNTAMENTI PRECEDENTI

30 gennaio 2020

Donatella Calabi
Di tutto il mondo la più ricchissima parte: l’insula realtina in età moderna

6 febbraio 2020

Maurice Aymard
Venezia: una sfida per l’economia del turismo?

13 febbraio 2020

Deborah Howard
Venezia e i rapporti con il mondo islamico

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