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Restauro della Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini 

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia avviano il restauro conservativo della Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini, capolavoro del Rinascimento veneziano, entrato a far parte delle collezioni del museo fin dai primi tempi delle indemaniazioni ottocentesche.

L’intervento nasce dalla necessità di affrontare le criticità conservative manifestatesi nel tempo, in gran parte determinate dal supporto ligneo. Esso presenta un progressivo indebolimento strutturale dovuto a caratteristiche esecutive, intrinseche alla morfologia del legno scelto per realizzare la Pala, e alle vicende conservative dell’opera, che hanno compromesso anche la stabilità della pellicola pittorica. Si è reso dunque necessario un intervento organico che riguardi la totalità del dipinto, fondato su un’attenta fase di studio e su criteri e metodi conservativi aggiornati. 

Il progetto è reso possibile grazie al sostegno di Venetian Heritage e al contributo di Roger Thomas e Arthur Libera. Si tratta di una nuova attività di partenariato tra l’istituzione pubblica e un soggetto privato volto a valorizzare il patrimonio pubblico attraverso un percorso di studio, ricerca e conservazione. 

Un laboratorio di restauro in sala 

In considerazione delle e dimensioni e dello stato di conservazione del dipinto, così pure della complessità dell’intervento si è scelto di eseguire il restauro all’interno della sala espositiva in cui l’opera è collocata, mediante l’allestimento di un laboratorio temporaneo di restauro appositamente progettato.  

Quest’ultimo è stato ottenuto compartimentando la sala, tenendo conto da un lato delle caratteristiche dimensionali dell’opera, delle modalità operative dell’intervento di restauro che prevede operazioni sul supporto ligneo e sulla pellicola pittorica e della sua documentazione, dall’altra della necessità di mantenere aperta ai visitatori la sala, anche per non ostacolare la circolarità del percorso espositivo.  

Al tempo stesso, il laboratorio è pensato come uno spazio che si interfaccia con il pubblico: i visitatori potranno osservare il lavoro dei restauratori e avvicinarsi ai temi della tutela e della conservazione del patrimonio culturale, entrando in contatto diretto con la complessità e la delicatezza di un’attività, quello del restauro, solitamente svolta in ambienti confinati separati dagli spazi espositivi.  

Il pubblico potrà prendere parte indirettamente al restauro, al racconto del suo stato di conservazione e delle cure necessarie a garantirne la trasmissione alle generazioni future.  

Il restauro si trasforma così in un’occasione di scoperta e conoscenza condivisa. 

La Pala di San Giobbe 

La Pala di San Giobbe era originariamente collocata sul secondo altare di destra dell’omonima chiesa veneziana, dedicata al santo. Per ragioni conservative, nel 1815 l’opera fu trasferita nell’attuale sede museale, dove è tuttora esposta. 

Considerata uno dei capolavori della maturità di Giovanni Bellini, la datazione dell’opera è ancora discussa dagli studiosi, collocabile tra il 1478 e la fine degli anni Ottanta del Quattrocento.  

L’opera rappresenta una svolta fondamentale nell’evoluzione della pala d’altare veneziana, segnando il superamento della struttura tradizionale a polittico a favore di una rappresentazione unitaria, concepita come uno spazio architettonico coerente e continuo, costruito secondo rigorose regole prospettiche. 

La scena si sviluppa in un’ampia abside coperta da una volta a botte a cassettoni, al centro della quale la Madonna col Bambino siede in trono, circondata da santi appartenenti a epoche diverse, riuniti in una dimensione di meditazione e preghiera fuori dal tempo storico. La costruzione prospettica, il punto di vista ribassato e l’equilibrio compositivo contribuiscono a rafforzare la monumentalità delle figure e il coinvolgimento visivo dello spettatore. 

In origine la pala era completata da una cornice lapidea lombardesca, tuttora conservata nella chiesa di San Giobbe e perfettamente accordata alla struttura dipinta. Questa continuità rafforzava l’effetto illusionistico, facendo apparire lo spazio dipinto in cui si svolge la sacra rappresentazione come il prolungamento dello spazio reale abitato dallo spettatore. 

Tecnica esecutiva e studio dell’opera 

La pala è realizzata su un supporto ligneo composto da tredici assi orizzontali di pioppo, incollate a filo e fissate con perni in legno. Le prime cinque assi dal basso sono di qualità migliore, presentano una venatura più regolare e l’assenza di nodi. Le assi della parte superiore sono invece di qualità più modesta. 

In occasione dell’attuale intervento di restauro, il dipinto è stato sottoposto a diverse indagini diagnostiche. Lo studio della tecnica esecutiva e dei materiali costitutivi si è basato su ventisei campioni, prelevati negli anni Settanta e Novanta del Novecento. Da questi campioni sono state ricavate sezioni stratigrafiche, successivamente osservate al microscopio. 

La pellicola pittorica presenta uno strato preparatorio a base di gesso e colla, seguito da una sottile imprimitura chiara a base di biacca. La figurazione è realizzata con una tavolozza ricca, che comprende anche pigmenti di pregio. Le analisi hanno confermato l’impiego della maggior parte dei pigmenti disponibili agli artisti dell’epoca. 

La tecnica pittorica adottata da Giovanni Bellini appare relativamente semplice e lineare, come riscontrato anche in altre sue opere. La stesura del colore prevede poche pennellate sovrapposte, costituite da non più di tre pigmenti in miscela. 

Le indagini in fluorescenza ultravioletta hanno permesso di individuare la distribuzione delle vernici, dei ritocchi e delle stesure soprammesse dovute a precedenti interventi di restauro. La riflettografia infrarossa ha invece consentito di osservare il disegno preparatorio sottostante alla pellicola pittorica. 

Vicende conservative 

Nel corso della sua storia, la Pala di San Giobbe è stata interessata da numerosi interventi conservativi, a partire dalla rimozione dalla chiesa veneziana all’inizio del XIX secolo e dal successivo trasferimento alle Gallerie dell’Accademia. 

Tra Ottocento e Novecento si sono susseguiti restauri, interventi strutturali e trattamenti di disinfestazione, finalizzati a contrastare problematiche ricorrenti legate alla stabilità del supporto ligneo e della pellicola pittorica. Alcune soluzioni adottate in passato, pur rispondendo alle esigenze del momento, hanno nel tempo generato nuove tensioni e criticità, rendendo oggi necessario un ripensamento complessivo delle modalità di intervento. 

Il restauro attuale si inserisce in questa lunga storia con l’obiettivo di ridurre le tensioni accumulate nel tempo e di affrontare in modo coordinato le problematiche strutturali e della superficie pittorica, nel rispetto della materia originale e della leggibilità dell’opera, al fine di garantirne la migliore conservazione possibile per il futuro. 

Di seguito una linea temporale della storia conservativa dell’opera, dal punto di vista degli interventi eseguiti: 

1812 – Rimozione del dipinto dalla chiesa di San Giobbe a Venezia per ragioni conservative. 

1815 – Trasferimento dell’opera alla Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. 

1817 – Restauro a opera di Giuseppe Baldissini e successivo allestimento nella Sala delle Pubbliche Funzioni (attuale Sala I), tra le opere più rappresentative della scuola veneziana del Cinquecento. 

1820-1890 – Ripetuti interventi di restauro dovuti al reiterarsi delle problematiche conservative, tuttora riscontrabili, quali instabilità della pellicola pittorica con sollevamenti e distacchi, fessurazioni e indebolimento del supporto ligneo, in particolare nella zona sommitale. 

1894 – Il restauratore Sindonio Centenari sostituisce l’armatura originale sul retro della tavola con un nuovo sistema di sostegno, attualmente ancora in opera, che non si rivelerà risolutivo nel lungo periodo. 

Nel corso del Novecento – Trattamenti di disinfestazione contro gli insetti xilofagi, eseguiti non solo sulla pala ma anche sulle altre opere su tavola conservate nella stessa sala, nel tentativo di contenere un’infestazione diffusa. 

1949 – Intervento di restauro condotto da Mauro Pellicioli, il più celebre restauratore dell’epoca, comprendente una leggera pulitura; non è pervenuta documentazione relativa all’operazione. 

1971 – Consolidamento della pellicola pittorica a opera di Elisabeth Hamer Jones. La documentazione fotografica dell’epoca attesta la presenza di fessurazioni del supporto ligneo già in atto, oggi sensibilmente aggravate, a conferma della persistenza di criticità strutturali. 

1994 – Luigi Sante Savio, restauratore dell’allora Soprintendenza, procede alla rimozione delle numerose viti inserite da Centenari circa un secolo prima per mantenere aderenti le traverse sul retro. Contestualmente viene effettuata la pulitura della superficie pittorica, con la rimozione delle vernici alterate e di alcune ridipinture, seguita da integrazioni pittoriche, in particolare nella parte inferiore delle figure. 

L’intervento odierno mira a ridurre le tensioni dovute agli interventi strutturali pregressi, alle superfetazioni dei materiali nel tempo e ai processi di invecchiamento e alterazione. Il restauro agirà in modo coerente e coordinato sia sul supporto ligneo sia sulla pellicola pittorica, nel rispetto della materia originale e della leggibilità dell’opera, con l’obiettivo di recuperare elementi autentici del dipinto alterati o travisati nel corso delle vicende storiche e di garantire la migliore conservazione possibile nel tempo. 

Sostenitori – Venetian Heritage 

Venetian Heritage è un’organizzazione internazionale non profit che dal 1999 sostiene iniziative culturali tramite restauri, mostre, pubblicazioni, conferenze, studi e ricerche, ai fini di far conoscere al mondo l’immenso patrimonio di arte veneta in Italia e nei territori anticamente parte della Serenissima. Tra gli interventi più significativi sostenuti a Venezia si annoverano il restauro delle facciate delle chiese dei Gesuiti e di San Zaccaria e il restauro dello scalone monumentale del Codussi alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista. A Padova Venetian Heritage ha finanziato il restauro della celebre cappella dell’Arca di Sant’Antonio nell’omonima basilica. In Croazia sono state restaurate la facciata della cattedrale e la cappella Orsini a Traù (Trogir), oltre alla facciata gotica della cattedrale di San Marco a Curzola. 

Nell’ultimo decennio Venetian Heritage ha ampliato il proprio raggio d’azione, affiancando alla conservazione dei capolavori d’arte veneta anche il rilancio di alcuni importanti musei statali veneziani. Tra questi, il museo di Palazzo Grimani, con il ritorno della collezione di sculture classiche a palazzo dopo quattro secoli, e l’importante intervento in corso alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, che include il restauro architettonico e il riallestimento dell’intero museo.  

Nel 2015 Venetian Heritage ha iniziato una fruttuosa collaborazione con le Gallerie dell’Accademia finanziando, in collaborazione con Samsung, l’allestimento permanente delle prime quattro sale del nuovo percorso espositivo del museo al piano terra. Nel 2021, in continuità con il soprammenzionato progetto, Venetian Heritage ha sostenuto il completamento dell’allestimento permanente dei Saloni Selva-Lazzari che ospitano una selezione di dipinti di importanti artisti del XVII e del XVIII secolo. Venetian Heritage ha inoltre finanziato il restauro di alcuni capolavori del museo come l’Indovina di Giovanni Battista Piazzetta, la Deposizione di Cristo di Luca Giordano, la scena di Erminia e Vafrino scoprono Tancredi ferito di Gianantonio Guardi e l’imponente Castigo dei serpenti di Giambattista Tiepolo, il cui restauro è stato dedicato alla memoria di Larry Lovett, fondatore di Venetian Heritage. La fondazione ha anche sostenuto le Gallerie dell’Accademia nell’acquisizione di due dipinti su tavola raffiguranti La Fede e La Speranza, opere di Giorgio Vasari, provenienti dal soffitto a cassettoni di Palazzo Corner Spinelli a Venezia, composto da nove comparti. Grazie all’acquisizione dei due riquadri mancanti, il soffitto ricostruito è ora visibile in una delle sale del Corridoio Palladiano al primo piano del museo. Infine, Venetian Heritage ha finanziato il restauro della preziosa tavola di Cosmè Tura raffigurante La Madonna dello Zodiaco

Oggi il percorso di valorizzazione del patrimonio del museo prosegue con un intervento di grande rilievo: il complesso restauro della Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini, reso possibile grazie al generoso sostegno di Roger Thomas, consigliere di amministrazione di Fondazione Venetian Heritage, e di Arthur Libera.  

 

Il restauro della Pala di San Giobbe è finanziato dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia e Fondazione Venetian Heritage Onlus con il generoso sostegno di Roger Thomas e Arthur Libera.